Le competenze minime per il ruolo di Responsabile del servizio finanziario Corte dei Conti: la deliberazione della Sezione regionale di controllo per la Basilicata

Le competenze minime per poter ricoprire il ruolo di Responsabile del servizio finanziario Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Basilicata, con la deliberazione n. 34 del 7/8/2018.
Di seguito il link per scaricare il documento e un'analisi della deliberazione. 

La Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Basilicata, con la deliberazione n.34 del 7/8/2018 (CLICCA QUI per scaricare il documento), entra nel merito di una questione molto cara ai Responsabili di Ragioneria degli enti locali.

Trattando nello specifico della professionalità necessaria per coprire il posto di Responsabile del servizio finanziario, ex art. 153 del Tuel D. Lgs. 267/2000, la Corte effettua un excursus sul ruolo e le competenze dello stesso, con una interessante analisi dell'evoluzione dell'ordinamento giuridico degli ultimi decenni.
 
Innanzitutto, la Corte afferma, in modo assolutamente condivisibile, che "non può essere compresa appieno la valenza strategica ... di ricoprire con una adeguata professionalità l’Ufficio di Ragioneria (o similare), se non si ha un quadro chiaro e, peraltro, fondato sulla evoluzione istituzionale che ha dovuto vivere tale Ufficio, in termini di nuove e più complesse attribuzioni. Evoluzione istituzionale che il complesso della normativa alluvionale di fonte parlamentare, succedutasi in questi anni, lo qualifica come struttura, nel contesto organizzativo di qualsiasi Ente Locale chiamata a svolgere una serie sempre più qualificata di compiti a supporto dell’attività degli altri uffici in cui l’Ente risulta articolato".
 
Dall'inizio degli anni '90 "la struttura a carattere dominante è diventato l’ufficio che si occupa della elaborazione del bilancio, della relativa gestione, della rendicontazione delle entrate e delle spese. Ma ciò che è mancato alla classe politica dirigente del Paese – ai diversi livelli di governo – è stata la consapevolezza di questo cambiamento; e che tale cambiamento richiedeva necessariamente ... un potenziamento in risorse umane ... un adeguamento delle risorse informatiche...".
 
La Corte evidenzia in particolare i seguenti aspetti:
 
- il cambiamento degli anni 90' direttamente connesso alla rivalutazione dei controlli interni di cui al D. Lgs. 286/1999;
 
- la diffusione della cultura "che fino ad allora aveva stentato a farsi strada tra la dirigenza, tra i collaboratori della classe dirigente: quella di dover rendere conto all’opinione pubblica non solo della gestione finanziaria, ma anche della gestione amministrativa, misurata sulla base dei risultati conseguiti...";
 
- l'"attività nuova (e antica al tempo stesso) [dell'Ufficio Ragioneria] quella di vigilare sulle entrate con metodo collaborativo...";
 
- il concomitante processo evolutivo delle competenze della Corte dei Conti, nel passaggio storico del 1994 e poi nel 2003 con la L. 131/2003, focalizzato sul passaggio da un controllo statico (su atti) ad un controllo dinamico (sulle attività), con un giudizio anche sulla effettiva funzionalità del sistema dei controlli interni;
 
 Connesso a quest'ultimo aspetto vi è anche l'espresso riconoscimento del ruolo di "ghostwriter" (scrittore ombra, letteralmente fantasma) in capo al Responsabile del servizio finanziario: la citata deliberazione n.34 del 7/8/2018 recita testualmente:
 
"Le attività degli uffici di ragioneria degli Enti Locali, comunque, si arricchiscono, a distanza di poco più di tre anni – dal 2006 – di una ulteriore incombenza (dovere d’ufficio); quella di dover svolgere il compito di gostwriter degli Organi di revisione economico-finanziaria, cui l’art. 1, c. 166, della legge n. 266/2005, richiede di compilare, in ogni sua parte, uno specifico questionario di controllo, all’inizio e a conclusione del ciclo annuale di bilancio.
La Corte dei conti, nelle sue articolazioni periferiche, si rende conto ben presto di non poter contare sulla professionalità degli Organi di revisione amministrativo-contabile, ma solo sul sistema degli Uffici di ragioneria (o similari).
Infatti, il contraddittorio sostanziale si è venuto ad instaurare con gli uffici di ragioneria in quanto tali apparati detengono le informazioni necessarie, a supporto dello specifico controllo di natura finanziaria che la Corte stessa è chiamata a svolgere".
 
Inoltre, la citata deliberazione n.34 del 7/8/2018 recita testualmente:
 
"Il Collegio non può tralasciare dal sottolineare come... con l’entrata in vigore del d.lgs. 23 giugno 2011, n. 118, i decisori politici subordinano le loro decisioni all’acquisizione prioritaria del punto di vista del responsabile proposto all’Ufficio di ragioneria..."

"A tale impegno istituzionale di massima se ne aggiungono altri, che, pur apparendo “minori”, dovrebbero contribuire a rendere la P. A. una “casa di vetro”:

a) quello di dover assicurare – attraverso una costante analisi del sistema amministrativo-contabile – una puntuale segnalazione all’opinione pubblica delle anomalie che caratterizzano il funzionamento degli apparati ... risultato che si può conseguire attraverso il ricorso alle tecniche del controllo di gestione, i cui dati di base sono dall’Ufficio di ragioneria in massima parte detenuti;

b) quello di dover individuare – attraverso l’analisi dei piani/programmi (annuali-pluriennali) di esecuzione della legislazione nazionale/ regionale (PEG) – il fabbisogno-standard, in termini di risorse umane, strumentali e finanziarie, cioè quello ottimale (tecniche di revisione della spesa), che si dimostri adeguato (sufficiente) a soddisfare le esigenze degli utenti (analisi costi/benefici); risultato, questo, che si può conseguire con il ricorso alle metodiche della valutazione delle politiche pubbliche.

Dalla lettura combinata delle valutazioni esprimibili dall’esecuzione di tali due tipologie di controllo, può correttamente essere costruito il costo-standard riferibile alle diverse funzioni-obiettivo, attribuite dalla legge non solo al potere pubblico ma anche alla società civile."
 
Dal ruolo e dalle incombenze del Responsabile di Ragioneria ed in relazione ai cambiamenti in atto scaturisce una precisa indicazione dei requisiti per accedere a tale posizione.
 
"Tutto ciò richiede un cambiamento che – per il tema che si sta trattando – si possa declinare in una serie di impegni concreti:

1. la copertura, in tutti gli Enti che ne siano sprovvisti, del posto in organico del ragioniere ...
 
2. la determinazione in via generale dei requisiti di accesso (soprattutto professionali: laurea in economia aziendale) a tale posto di funzione;
 
3. l’informatizzazione evoluta dei sistemi contabili; il che presuppone la volontà di procedere rapidamente alla modernizzazione degli uffici di ragioneria.".
 
Sul'esistenza di adeguati requisiti professionali minimi dei Responsabili di Ragioneria si esprime indirettamente anche la Consulta nella sentenza n. 274/2017 laddove riconosce che "… Questa Corte non ignora la complessità tecnica delle regole di redazione dei bilanci degli enti territoriali e in particolare della redazione degli allegati schemi, caratterizzati da un alto grado di analiticità e, talvolta, da un rilevante deficit di chiarezza. In proposito è stato già affermato che tali regole devono essere assoggettate a interpretazione adeguatrice quando un loro potenziale significato possa entrare in collisione con i fondamentali principi di copertura della spesa e di equilibrio del bilancio contenuti nell’art. 81 Cost. e con gli altri precetti finanziari di rango costituzionale. Ove ciò non sia possibile siffatte regole risulterebbero costituzionalmente illegittime."
 
In ultima analisi la citata deliberazione n.34 del 7/8/2018 conclude che, nel contesto del sistema dei controlli del nostro Paese, la Corte dei conti "deve poter contare, a livello periferico, su Uffici di Ragioneria all’altezza dei compiti istituzionali da curare".

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